Track 3 – Costruire il paesaggio

Costruire il paesaggio allude a tutti i ragionamenti teorici e metodologici inerenti alle azioni pratico-operative sul paesaggio, incluse ad esempio le pratiche di tutela. Una impostazione razionale del tema sembra dover considerare tali azioni pratiche come più o meno direttamente corrispondenti ai diversi punti di vista che si adottano su ciò che si ritiene il paesaggio sia (cfr. “pensare il paesaggio” e “studiare il paesaggio”).

Più precisamente, se si riconosce, quanto meno a scopo di modellizzazione euristica, validità alla distinzione fra la concezione di paesaggio come tangibile prodotto storico dell’azione organizzata sulla natura da parte degli uomini, e la concezione di paesaggio che si fa carico anche (o primariamente) delle rappresentazioni che accompagnano tale azione (riconoscibili anche  nel caso dei paesaggi non manipolati dall’uomo), si può  ipotizzare che le concettualizzazioni, così come le indicazioni normative, riguardo alle azioni pratico-operative sul paesaggio, possano spaziare liberamente in una gamma tendenzialmente infinita all’interno di due estremi, configurati dai seguenti due tipi di azioni (magari ciascuna inesistente alla stato puro): azioni sul paesaggio come prodotto tangibile / azioni sul paesaggio come rappresentazione.  Non escluse tra queste ultime le azioni di costruzione e assemblaggio di paesaggi virtuali e/o più meno artificiali.

Le proposte di sessione e di contributo indirizzate a questa track dovrebbero indagare e ragionare criticamente sugli obiettivi e gli approcci di tali azioni, sulla tipologia di paesaggi privilegiati o negletti dalle pratiche, e valutare gli effetti, l’eredità, ed eventualmente il superamento della CEP nella costruzione del/dei paesaggio/paesaggi, prendendo ad esempio posizione dalle seguenti domande: 

  • A ormai venti anni dalla CEP, è dato scorgere un’assoluta, persistente preponderanza delle azioni che tendono a costruire il paesaggio come prodotto tangibile, nonostante che nelle sue formulazioni teoriche la Convenzione assegnasse pari dignità (o persino privilegio) al paesaggio come rappresentazione. In che modo è possibile spiegare tale disparità? Vi sono segnali di inversione di tendenza in atto?
  • In che misura le proposte di piani paesistici – o comunque di operazioni sul paesaggio – successivi all’entrata in vigore della CEP mostrano evidenza del cambio di prospettive da questa introdotto, in particolare a favore del “paesaggio come percepito dalle popolazioni”? In che modo è possibile documentare e valutare gli effetti di questo cambio di prospettiva?
  • In diversi scritti dello scorso decennio Roberto Gambino intravedeva un incipiente riavvicinamento tra le due posizioni – tradizionalmente distanti – sulla progettazione del paesaggio che definiva rispettivamente riferite alle “ragioni dell’eccellenza” (= i paesaggi sono di fatto i “bei paesaggi”, dunque forzatamente isolati e “discreti” sulla superficie terrestre, e oggetto essenzialmente di tutela vincolistica) e alle “ragioni della diffusione” (= ci si fa carico a fini operativi delle posizioni che assumono il paesaggio innanzitutto come prodotto dello sguardo umano, rappresentabili dall’aforisma “il paesaggio è dappertutto”). In che misura tale riavvicinamento è confermabile oggi? Con quali effetti riscontrabili sulla costruzione del/dei paesaggio/i
  • A proposito della concezione del paesaggio come prodotto dello sguardo umano, al seminario “Il senso del paesaggio” (Torino 1998) ha avuto luogo una disputa fondativa fra Paolo Castelnovi e Massimo Quaini. In sintesi, il primo sosteneva che il paesaggio è essenzialmente frutto di uno sguardo esterno portato sul territorio e che, per assumere nei piani una visione che sia genuinamente di paesaggio, è essenziale guardare il territorio, anche quando si è insider, con gli occhi nuovi di chi scopre o riscopre il territorio; per contro Quaini riteneva che la visione di paesaggio possa ricavarsi per lo più dal vissuto della popolazione, senza che essa debba compiere il “giro lungo” dell’estraniazione-riappropriazione simbolica del territorio. In che modo tali visioni continuano a essere praticate e quali casistiche consentono di riflettere sulle motivazioni che di volta in volta rendono meglio praticabile l’uno o l’altro?

Track chairs: Cristina Capineri (Università di Siena) / Bruno Vecchio (Università di Firenze)

oppure:

vai alla track 1 – pensare il paesaggio

vai alla track 2 – studiare il paesaggio

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